Giornale di viaggi

 Luglio  2008

 

     
 Edym Multimedia
Birds and Mammals of Manu / Peruvian Amazon rainforest

 

 
 
Madre Paulina, una Santa in Italia e in Brasile
Venezia / Giorgia Miazzo

Nova Trento è una bella cittadina ubicata nello stato di Santa Catarina in Brasile. Il suo centro è modesto e piuttosto verdeggiante. Accoglie un'imponente chiesa in perfetto stile cattolico, proprio come le tante che l'Italia possiede, e che per le loro grandi dimensioni sono solite rimanere vuote, provocando un'atmosfera alquanto distaccata. La facciata esterna è, tuttavia, molto ad effetto, poiché richiama lo stile tirolese e si abbina a pennello con un'ambientazione così naturalistica.

 

Oltre al centro, ci sono però altre zone periferiche di fondamentale importanza che vale la pena visitare. Primo tra tutti il Morro da Cruz, una località immersa nel verde il cui fulcro sta proprio in una bella montagna che ospita una particolare e originale chiesa con tanto di campanile. È facile rimanere estasiati dalle montagne che le fanno da cornice e da quel paesaggio che si fa sempre più suggestivo, una bizzarra miscela tra mistero e magia. La costruzione religiosa è dipinta di azzurro e giallo su base bianca, che assieme allo sfondo della brillante vegetazione sembrano voler ricordare la bandiera nazionale. C'è anche una piccola stanzetta piena zeppa di voti chiesti nell'arco degli anni e contraddistinti da coloratissimi braccialetti e fiori, da icone argentate e altri stravaganti simboli.

Merita senz'altro vedere il "Museu da Cultura Italiana", non solo per ciò che contiene come testimonianza dei primi veneti arrivati in loco, ma anche per il suo incantevole contesto paesaggistico. Si tratta di una costruzione ubicata all'interno di un angolo frastagliato di foresta, con tanto di laghetto con le anatre, e con la "horta", ovvero un orticello dove si coltivano tantissimi ortaggi e aromi. All'esterno è divertente salire su un carretto di legno che veniva usato per portare la merce con l'asino oppure su una fiammante vespa rossa tutta lucidata e tenuta a puntino. C'è anche "o engenho da farina de mandioca", così chiamano quel meccanismo a energia idrica che donava la forza motoria per fare la farina brasiliana, che corrisponde poi pressappoco alla nostra, solo che viene preparata con questo loro cereale anziché il grano duro. Sono macchinari di legno piuttosto grandi, macchinosi e ingegnosi, ancora molto ben mantenuti dopo circa un secolo… molto carina anche la "Casa do Colono", una riproduzione della tipica casetta che i nostri antenati si sono costruiti una volta giunti  in Brasile. All'interno, invece, merita osservare un po' di oggettistica che, a me, ricordava tanto la casa dei miei nonni quando ero piccina… lasciando nelle vene quel pizzico di nostalgia che rimane dentro al nostro forte e istintivo senso di appartenenza… stanze piene zeppe di radio, tazze, sveglie, macchine da cucire, biciclette, pareti interamente ricoperte da fotografie, targhe, lattine… ma la cosa che più mi ha colpita è una meravigliosa radio, enorme, fatta a forma de jukebox, che, accendendola, si riusciva a sintonizzare ancora su un stazione!
Tuttavia, ciò per cui più merita raggiungere la città di Nova Trento è senz'altro l'affascinante storia che la lega a Madre Paulina. La collocazione esatta è Vigolo, un minuscolo paesino limitrofo, rigogliosamente e fittamente color verde bosco, irrimediabilmente delizioso, geloso custode del complesso architettonico e vegetativo che rievoca il percorso di vita della santa.

Madre Paulina, conosciuta come Paulina do Coraçao Agonizante de Jesus, ha rappresentato un simbolo e per il Brasile e per l'Italia. È una suora, mi piace definirla con più esattezza una missionaria, che si è dedicata anima e corpo solo ed esclusivamente ai bisognosi. È partita da Vigolo, un paesello nella provincia di Trento, con i genitori, nel lontano 1875, all'età di dieci anni, alla ricerca di miglior fortuna. Lascia un nord Italia freddo nel clima e spento negli spiriti, dove non ci tornerà mai più. Profonda credente dell'istituzione cattolica, inizia fin da piccola a contribuire in ausilio alla vita di parrocchia, assistendo malati più o meno gravi. La sua vocazione spirituale riecheggia in lei tenace e incontrastata, così, alla giovane età di 25 anni, compie dei passi che segneranno per sempre il suo cammino di fede. Decide di tenere in cura una paziente malata di cancro in fase terminale in quella che per noi ora sarebbe una minuscola casetta di legno, di quelle che si trovano in qualche baita sperduta in montagna. La chiama "Ospedaletto", è ancora ben mantenuta e visitabile. Al suo interno sono rimasti i due letti, con tanto di lenzuola e coperte, dove accoglieva i suoi pazienti. Lì vicino si trova anche la sua modesta abitazione.

Proseguendo con la sua storia, Madre Paulina dà vita successivamente alla "Congregazione delle Piccole Suore dell'Immacolata Concezione", riconosciuta cinque anni dopo dal Vescovo di Curitiba. Il suo percorso di benefattrice la porta ora ad emettere i voti divenendo Suor Paulina. Il suo fare del bene in tale modestia e povertà, quella personalità sempre velata e mai ostentata, creano attorno a lei un'aura di profonda ammirazione e univoci consensi in tutti i fronti della popolazione. Dopo pochi anni, infatti, Madre Paulina diventa Superiora "ad vitam". Lascia la piccola realtà di Nova Trento per prestare aiuto in un'area molto più grande e complessa com'è quella di São Paulo. Si prende cura degli orfani, degli schiavi e dei loro figli, rimasti abbandonati nella desolazione più totale.  

 

 giorgiamiazzo@gmail.com

   
 

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