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Nova
Trento è una bella cittadina ubicata nello stato di Santa Catarina in
Brasile. Il suo centro è modesto e piuttosto verdeggiante. Accoglie
un'imponente chiesa in perfetto stile cattolico, proprio come le tante che
l'Italia possiede, e che per le loro grandi dimensioni sono solite
rimanere vuote, provocando un'atmosfera alquanto distaccata. La facciata
esterna è, tuttavia, molto ad effetto, poiché richiama lo stile tirolese
e si abbina a pennello con un'ambientazione così naturalistica. |
Oltre al centro, ci sono però altre zone periferiche di fondamentale
importanza che vale la pena visitare. Primo tra tutti il Morro da Cruz,
una località immersa nel verde il cui fulcro sta proprio in una bella
montagna che ospita una particolare e originale chiesa con tanto di
campanile. È facile rimanere estasiati dalle montagne che le fanno da
cornice e da quel paesaggio che si fa sempre più suggestivo, una bizzarra
miscela tra mistero e magia. La costruzione religiosa è dipinta di
azzurro e giallo su base bianca, che assieme allo sfondo della brillante
vegetazione sembrano voler ricordare la bandiera nazionale. C'è anche una
piccola stanzetta piena zeppa di voti chiesti nell'arco degli anni e
contraddistinti da coloratissimi braccialetti e fiori, da icone argentate
e altri stravaganti simboli.
Merita senz'altro vedere il "Museu da Cultura Italiana", non
solo per ciò che contiene come testimonianza dei primi veneti arrivati in
loco, ma anche per il suo incantevole contesto paesaggistico. Si tratta di
una costruzione ubicata all'interno di un angolo frastagliato di foresta,
con tanto di laghetto con le anatre, e con la "horta", ovvero un
orticello dove si coltivano tantissimi ortaggi e aromi. All'esterno è
divertente salire su un carretto di legno che veniva usato per portare la
merce con l'asino oppure su una fiammante vespa rossa tutta lucidata e
tenuta a puntino. C'è anche "o engenho da farina de mandioca",
così chiamano quel meccanismo a energia idrica che donava la forza
motoria per fare la farina brasiliana, che corrisponde poi pressappoco
alla nostra, solo che viene preparata con questo loro cereale anziché il
grano duro. Sono macchinari di legno piuttosto grandi, macchinosi e
ingegnosi, ancora molto ben mantenuti dopo circa un secolo… molto carina
anche la "Casa do Colono", una riproduzione della tipica casetta
che i nostri antenati si sono costruiti una volta giunti in Brasile.
All'interno, invece, merita osservare un po' di oggettistica che, a me,
ricordava tanto la casa dei miei nonni quando ero piccina… lasciando
nelle vene quel pizzico di nostalgia che rimane dentro al nostro forte e
istintivo senso di appartenenza… stanze piene zeppe di radio, tazze,
sveglie, macchine da cucire, biciclette, pareti interamente ricoperte da
fotografie, targhe, lattine… ma la cosa che più mi ha colpita è una
meravigliosa radio, enorme, fatta a forma de jukebox, che, accendendola,
si riusciva a sintonizzare ancora su un stazione!
Tuttavia, ciò per cui più merita raggiungere la città di Nova Trento è
senz'altro l'affascinante storia che la lega a Madre Paulina. La
collocazione esatta è Vigolo, un minuscolo paesino limitrofo,
rigogliosamente e fittamente color verde bosco, irrimediabilmente
delizioso, geloso custode del complesso architettonico e vegetativo che
rievoca il percorso di vita della santa.

Madre Paulina,
conosciuta come Paulina do Coraçao Agonizante de Jesus, ha
rappresentato un simbolo e per il Brasile e per l'Italia. È
una suora, mi piace definirla con più esattezza una
missionaria, che si è dedicata anima e corpo solo ed
esclusivamente ai bisognosi. È partita da Vigolo, un
paesello nella provincia di Trento, con i genitori, nel
lontano 1875, all'età di dieci anni, alla ricerca di miglior
fortuna. Lascia un nord Italia freddo nel clima e spento
negli spiriti, dove non ci tornerà mai più. Profonda
credente dell'istituzione cattolica, inizia fin da piccola a
contribuire in ausilio alla vita di parrocchia, assistendo
malati più o meno gravi. La sua vocazione spirituale
riecheggia in lei tenace e incontrastata, così, alla giovane
età di 25 anni, compie dei passi che segneranno per sempre
il suo cammino di fede. Decide di tenere in cura una
paziente malata di cancro in fase terminale in quella che
per noi ora sarebbe una minuscola casetta di legno, di
quelle che si trovano in qualche baita sperduta in montagna.
La chiama "Ospedaletto", è ancora ben mantenuta e
visitabile. Al suo interno sono rimasti i due letti, con
tanto di lenzuola e coperte, dove accoglieva i suoi
pazienti. Lì vicino si trova anche la sua modesta
abitazione. Proseguendo con la sua
storia, Madre Paulina dà vita successivamente alla "Congregazione
delle Piccole Suore dell'Immacolata Concezione", riconosciuta cinque
anni dopo dal Vescovo di Curitiba. Il suo percorso di benefattrice la
porta ora ad emettere i voti divenendo Suor Paulina. Il suo fare del bene
in tale modestia e povertà, quella personalità sempre velata e mai
ostentata, creano attorno a lei un'aura di profonda ammirazione e univoci
consensi in tutti i fronti della popolazione. Dopo pochi anni, infatti,
Madre Paulina diventa Superiora "ad vitam". Lascia la piccola
realtà di Nova Trento per prestare aiuto in un'area molto più grande e
complessa com'è quella di São Paulo. Si prende cura degli orfani, degli
schiavi e dei loro figli, rimasti abbandonati nella desolazione più
totale.
giorgiamiazzo@gmail.com |
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