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Le
prime fibre utilizzate nella storia del settore tessile furono quelle offerte
dalla natura stessa. Tuttavia, pur esistendo più di 500 fibre naturali, in
realtà sono molto poche quelle che possono essere utilizzate a livello
industriale, poiché non tutte le materie possono essere filate e non tutti i
filamenti e le fibre organiche si possono lavorare per la trasformazione in
tessuti. La natura tessile di una materia deve comprendere le condizioni
necessarie di resistenza, elasticità, lunghezza, aspetto, finezza, ecc. Nella
loro forma naturale, e con l’unica eccezione della seta, le fibre hanno una
lunghezza limitata, che può variare da 1 mm, nel caso dell’amianto, fino a 350 mm in alcune qualità di
lane, che vengono denominate fibre discontinue. Chimicamente, si possono produrre
fibre di lunghezza indefinita, simili al filo prodotto nel bozzolo del baco da
seta e che vengono denominate filamenti: questi filamenti si possono tagliare
per far sì che assomiglino alle fibre naturali (fibra tagliata).
Settori industriali tessili più importanti e loro uso
nella confezione
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Cotoniero: camiceria, jeanseria,
fustagni, abbigliamento da bambino, capi estivi in generale.
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Laniero: filati pettinati o tessuti, cardati
o tessuti di lana per la confezione.
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Serico: seteria per signora, fodere e
controfodere.
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Lavorazione a maglia: capi di
abbigliamento, intimi e sportivi.
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Non tessuti: controfodere e rinforzi.
A causa della forte
richiesta, il consumo mondiale di fibre si è orientato verso quelle chimiche, le
quali, essendo atemporali, vale a dire, prodotte continuamente secondo le
necessità del mercato, hanno proprietà omogenee, non dipendono dalla crescita
naturale della pianta o animale e sono generalmente più economiche.
Questo consumo
mondiale di fibre tessili, in termini quantitativi, è il seguente:
39% cotone
39% fibre
sintetiche
10% fibre
artificiali
5% lana
7% altre
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