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TECNOLOGIA DELLA
CONFEZIONE TESSILE |
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Prima Parte
/ Moda, perché? |
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Capitolo 1
Sintesi storica della moda /
o periodo:
1939-1947 |
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7. SETTIMO PERIODO: dalla Seconda Guerra
Mondiale ai giorni nostri. |
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7. SETTIMO PERIODO (dalla Seconda
Guerra Mondiale ad oggi)
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Si è già parlato della situazione della moda negli anni subito dopo la fine
della Seconda Guerra Mondiale. In tutta Europa si fa sentire la scarsità di moda
e risorse affini. La Francia vede con grande preoccupazione la caduta di questa
potente industria e questa è l'occasione giusta affinché la moda diventi
questione politica (per motivi economici, come è ovvio supporre). Quella
precarietà e premura con le quali si confezionavano uniformi ai tempi della
guerra (per esempio in Inghilterra) è servita da grande esperienza per avviare
la grande produzione che verrà richiesta alla moda a partire dagli anni 60.
Anche questo ha rappresentato l'occasione affinché la moda britannica
acquistasse terreno (sempre svantaggiata dai potenti parigini) e, anche questo
per caso, la moda americana si facesse sentire.
Dalla fine del conflitto bellico, nasce un movimento di
ricostruzione molto accelerato. C'è un nuovo ordinamento mondiale nella politica,
le abitudini sociali in tutto il mondo sviluppato si distanziano definitivamente
dal passato, e alludere ai costumi, nel massimo dei suo doppio senso, significa
fare riferimento alla questione più importante nel terreno della moda.
Se si studia la moda dal 47 ad oggi è pensandola come un solo
periodo e tenendo conto della rapidità con la quale da allora sono avvenuti i
cambiamenti. Dall'inizio di questo periodo confluiscono nella moda tante
influenze, così abbondanti e poderose, che seguire in dettaglio le molteplici
variazioni al suo interno risulta impossibile, persino per gli specialisti, e
ancor di più sarebbe riassumerle e schematizzarle come abbiamo fatto per i
periodi precedenti. Alcune questioni devono essere sviluppate, come introduzione,
al fine di comprendere il resto e offrire una spiegazione dell'insieme.
Dall'apparizione di Elsa Schiaparelli nell'alta moda, il
vestito, come opera di creazione, fa il suo ingresso nel mondo dell'arte,
traguardo che né Worth (il pioniere) né Chanel erano riusciti a raggiungere. Ciò
porta come conseguenza che il modista (più tardi stilista di moda), non sia solo
un artigiano dell'elite ma anche un artista e che le sue creazioni possano
aspirare a essere opere d'arte. Inoltre, collega la moda alle correnti
artistiche e, come queste, a tutti i movimenti e cambiamenti sociali.
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A partire dagli anni 50, superato il dopoguerra, la richiesta
di moda abbassa la capacità di produzione che aveva l'alta moda. Questo eccesso
non dipende solo dal fatto che i modisti tiranni sciolgano le redini della moda,
ma anche che dagli Stati Uniti, Inghilterra, Italia e Francia aumenta la
produzione in serie dei modelli in tutti gli stili del prêt-à-porter. La moda
lascia definitivamente i saloni per le boutique e persino per i grandi magazzini.
La rivoluzione della coscienza giovanile nella società (con
molti e differenti movimenti: teddy boy, beat, hippy,
punk, ecc.) ha molto a che vedere con la richiesta di prodotto di moda
per i giovani. Tuttavia, riassumendo il fenomeno, il fatto è che i giovani non
si accontentano di vestire i modelli dei più adulti, ma esigono una moda propria.
L'aspetto più peculiare di questa novità è che ciò non avviene nei laboratori
del creatore, ma nel punto vendita di moda: il giovane non bussa alla porta del
modista, ma esige la sua moda nelle vetrine del negozio. Il punto di riferimento
della moda giovanile è stata la boutique di Mary Quant nella King's Road, a
Londra, poi nella Carnaby Sreet e presto si è esteso in tutto il mondo.
Allo stesso tempo, la moda non fa più riferimento esclusivo
al vestito: tutto ciò che il cittadino indossa è prodotto di moda, dagli
occhiali al dentifricio, la biancheria intima e le valige, indirizzato non a una
ma a tutte le attività dell'essere umano, sia da sveglio che quando dorme.
L'erotismo ha perso tutte le connotazioni del proibito, senza
abbandonare nessuno dei suoi valori. Si è persino consolidato, potenziandosi e
scoprendo nel corpo umano nuove parti erogene, come i glutei, che prima venivano
nascosti dal vestito. Viene associato al benessere fisico, con nuovi capi
sportivi che evocano sessualità e sensualità. Viene associato al romanticismo,
recuperando l'uso della biancheria intima vittoriana e indossandola coma
abbigliamento.
Se negli anni 20 la donna sfrutta il guardaroba maschile,
negli anni 60 se ne appropria definitivamente: di certo non accade il contrario.
Il pantalone da donna viene recuperato dall'alta moda. Nel 1966 si fabbricano
per la donna più pantaloni che gonne.
Sia i modisti dell'alta moda che i creatori in generale, per
il bisogno di avere in negozio quello che il cliente richiede velocemente,
diventano prima quello che viene definito disegnatore e, infine, stilista.
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La lunghezza della gonna non è più una sola: tutte le
lunghezze rimangono definitivamente nel guardaroba e nell'uso quotidiano, tutte,
persino l'ultima, l'extra-corta o mini, convivono nella moda attuale:
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La gonna midi arriva fino a metà polpaccio e
rappresenta una via di mezzo tra la mini e la maxi. Anche se all'inizio non è
bene accettata, è finita con l'essere una delle lunghezze più indossate, sia
come gonna che come vestito. Oggi si può constatare che tutte le lunghezze di
gonne e vestiti vengono tutte indossate alla pari.
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La gonna micro ha una lunghezza ridotta al
minimo e copre l'indispensabile. Il suo apice lo raggiunge negli anni 70,
contemporaneamente all'arrivo delle pantacollant. Più comune è la minigonna, che
arriva a metà coscia e può essere sia aderente che ampia o svasata. Di moda a
metà degli anni 60, oltre a scoprire generosamente le gambe, le si abbinava
biancheria intima in pizzo e merletti.
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La lunghezza normale della gonna è quella
Chanel / Dior, appena sotto il ginocchio. Da quando negli anni 20 è diventata di
moda, e negli anni 40 con il New Look viene riproposta, è la lunghezza attorno
alla quale gioca la moda standard: l'unica variante è coprire o scoprire il
ginocchio.
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La maxi gonna diventa di moda alla fine degli
anni 70, in parte come reazione contro la misura delle minigonna. Arriva alla
caviglia, sfiorando praticamente il suolo, si indossa di solito con stivali e
spesso ha una o più aperture laterali o una centrale con bottoni.
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Le quattro lunghezze della gonna della moda attuale. |
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