TECNOLOGIA DELLA CONFEZIONE TESSILE

(C) EDYM, Spagna, 1998-2011

(C) Maria de Perinat, 1997

Edizione Giorgia Miazzo

Prima Parte / Moda, perché?

 

Capitolo 1
Sintesi storica della moda /
o periodo: 1939-1947

 

7. SETTIMO PERIODO: dalla Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri.

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7. SETTIMO PERIODO (dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi)

     

 

Si è già parlato della situazione della moda negli anni subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. In tutta Europa si fa sentire la scarsità di moda e risorse affini. La Francia vede con grande preoccupazione la caduta di questa potente industria e questa è l'occasione giusta affinché la moda diventi questione politica (per motivi economici, come è ovvio supporre). Quella precarietà e premura con le quali si confezionavano uniformi ai tempi della guerra (per esempio in Inghilterra) è servita da grande esperienza per avviare la grande produzione che verrà richiesta alla moda a partire dagli anni 60. Anche questo ha rappresentato l'occasione affinché la moda britannica acquistasse terreno (sempre svantaggiata dai potenti parigini) e, anche questo per caso, la moda americana si facesse sentire.

Dalla fine del conflitto bellico, nasce un movimento di ricostruzione molto accelerato. C'è un nuovo ordinamento mondiale nella politica, le abitudini sociali in tutto il mondo sviluppato si distanziano definitivamente dal passato, e alludere ai costumi, nel massimo dei suo doppio senso, significa fare riferimento alla questione più importante nel terreno della moda.

Se si studia la moda dal 47 ad oggi è pensandola come un solo periodo e tenendo conto della rapidità con la quale da allora sono avvenuti i cambiamenti. Dall'inizio di questo periodo confluiscono nella moda tante influenze, così abbondanti e poderose, che seguire in dettaglio le molteplici variazioni al suo interno risulta impossibile, persino per gli specialisti, e ancor di più sarebbe riassumerle e schematizzarle come abbiamo fatto per i periodi precedenti. Alcune questioni devono essere sviluppate, come introduzione, al fine di comprendere il resto e offrire una spiegazione dell'insieme.

Dall'apparizione di Elsa Schiaparelli nell'alta moda, il vestito, come opera di creazione, fa il suo ingresso nel mondo dell'arte, traguardo che né Worth (il pioniere) né Chanel erano riusciti a raggiungere. Ciò porta come conseguenza che il modista (più tardi stilista di moda), non sia solo un artigiano dell'elite ma anche un artista e che le sue creazioni possano aspirare a essere opere d'arte. Inoltre, collega la moda alle correnti artistiche e, come queste, a tutti i movimenti e cambiamenti sociali.

 

A partire dagli anni 50, superato il dopoguerra, la richiesta di moda abbassa la capacità di produzione che aveva l'alta moda. Questo eccesso non dipende solo dal fatto che i modisti tiranni sciolgano le redini della moda, ma anche che dagli Stati Uniti, Inghilterra, Italia e Francia aumenta la produzione in serie dei modelli in tutti gli stili del prêt-à-porter. La moda lascia definitivamente i saloni per le boutique e persino per i grandi magazzini.

La rivoluzione della coscienza giovanile nella società (con molti e differenti movimenti: teddy boy, beat, hippy, punk, ecc.) ha molto a che vedere con la richiesta di prodotto di moda per i giovani. Tuttavia, riassumendo il fenomeno, il fatto è che i giovani non si accontentano di vestire i modelli dei più adulti, ma esigono una moda propria. L'aspetto più peculiare di questa novità è che ciò non avviene nei laboratori del creatore, ma nel punto vendita di moda: il giovane non bussa alla porta del modista, ma esige la sua moda nelle vetrine del negozio. Il punto di riferimento della moda giovanile è stata la boutique di Mary Quant nella King's Road, a Londra, poi nella Carnaby Sreet e presto si è esteso in tutto il mondo.

 

Allo stesso tempo, la moda non fa più riferimento esclusivo al vestito: tutto ciò che il cittadino indossa è prodotto di moda, dagli occhiali al dentifricio, la biancheria intima e le valige, indirizzato non a una ma a tutte le attività dell'essere umano, sia da sveglio che quando dorme.

L'erotismo ha perso tutte le connotazioni del proibito, senza abbandonare nessuno dei suoi valori. Si è persino consolidato, potenziandosi e scoprendo nel corpo umano nuove parti erogene, come i glutei, che prima venivano nascosti dal vestito. Viene associato al benessere fisico, con nuovi capi sportivi che evocano sessualità e sensualità. Viene associato al romanticismo, recuperando l'uso della biancheria intima vittoriana e indossandola coma abbigliamento.

Se negli anni 20 la donna sfrutta il guardaroba maschile, negli anni 60 se ne appropria definitivamente: di certo non accade il contrario. Il pantalone da donna viene recuperato dall'alta moda. Nel 1966 si fabbricano per la donna più pantaloni che gonne.

Sia i modisti dell'alta moda che i creatori in generale, per il bisogno di avere in negozio quello che il cliente richiede velocemente, diventano prima quello che viene definito disegnatore e, infine, stilista.

 

La lunghezza della gonna non è più una sola: tutte le lunghezze rimangono definitivamente nel guardaroba e nell'uso quotidiano, tutte, persino l'ultima, l'extra-corta o mini, convivono nella moda attuale:

  • La gonna midi arriva fino a metà polpaccio e rappresenta una via di mezzo tra la mini e la maxi. Anche se all'inizio non è bene accettata, è finita con l'essere una delle lunghezze più indossate, sia come gonna che come vestito. Oggi si può constatare che tutte le lunghezze di gonne e vestiti vengono tutte indossate alla pari.

  • La gonna micro ha una lunghezza ridotta al minimo e copre l'indispensabile. Il suo apice lo raggiunge negli anni 70, contemporaneamente all'arrivo delle pantacollant. Più comune è la minigonna, che arriva a metà coscia e può essere sia aderente che ampia o svasata. Di moda a metà degli anni 60, oltre a scoprire generosamente le gambe, le si abbinava biancheria intima in pizzo e merletti.

  • La lunghezza normale della gonna è quella Chanel / Dior, appena sotto il ginocchio. Da quando negli anni 20 è diventata di moda, e negli anni 40 con il New Look viene riproposta, è la lunghezza attorno alla quale gioca la moda standard: l'unica variante è coprire o scoprire il ginocchio.

  • La maxi gonna diventa di moda alla fine degli anni 70, in parte come reazione contro la misura delle minigonna. Arriva alla caviglia, sfiorando praticamente il suolo, si indossa di solito con stivali e spesso ha una o più aperture laterali o una centrale con bottoni.

 


Le quattro lunghezze della gonna della moda attuale.

 

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(C) EDYM, Spagna, 1998-2011

(C) Maria de Perinat, 1997

Edizione Giorgia Miazzo